| Il Teatro dell'Elce in 'Ercole e le stalle di Augia' |
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| Notizie - NEWS |
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Il Teatro dell'Elce sceglie l'Exfila per riproporre 'Ercole e le stalle di Augia', il lavoro che segnò il debutto della compagnia nel 2006. Negli ultimi tre anni, il Teatro dell'Elce ha fatto molta strada presentandosi come una delle giovani realtà più interessanti del teatro contemporaneo nel panorama nazionale. Dal cappello della compagnia sono usciti prima 'Cinquanta (epopea di un faticoso entusiasmo)', evocazione dello spirito individuale e collettivo dei giovani lavoratori alle soglie del boom economico, e poi, nel 2008, il progetto 'Amadou', opera dal forte sapore interculturale che ha vinto il bando 'Emergenze Creative' del Comune di Firenze e ottenuto il patrocinio ufficiale della comunità islamica fiorentina. Domenica 3 maggio, lo spettacolo tratto dall'omonimo radiodramma di Friedrich Dürrenmatt rivive nell'auditorium di via Leto Casini e in diretta sulle frequenze di Novaradio CittàFutura (101.5/107.3 Mhz in FM). Un appuntamento che appare più tempestivo che mai, di fronte ad un mondo in piena crisi economica, riottoso verso qualsiasi tentativo di voltare pagina e di recuperare la spinta che un alto ideale porta con sé. Appuntamento alle ore 21. Ingresso gratuito riservato soci Arci.
Ercole e le stalle di Augia
dall'omonimo radiodramma di
Friedrich Dürrenmatt
adattamento e regia
Marco Di Costanzo
con Stefano Parigi
suono Andrea Pistolesi
Un eroe pieno di debiti e in crisi di motivazione per il suo mestiere.
Il suo segretario, maltrattato e mal pagato, costretto a pubblicarne le imprese mitiche su riviste da parrucchiere per sbarcare il lunario.
La sua compagna, tanto leggiadra e raffinata quanto ignara della drammatica situazione finanziaria.
Un paese lontano ricoperto di letame e il suo parlamento, che offre un lauto onorario a chi saprà ripulirlo.
Ercole e le Stalle di Augia pone a confronto gli alti ideali con la quotidianità gretta, la vocazione all'eroismo con i debiti, la poesia con la propaganda, l'anelito a spiccare il volo con la violenza dell'inerzia, rappresentata dall'immenso, pesante, inamovibile strato di letame.
Un gioco teatrale esplosivo e immaginifico, un passaggio fulmineo e ininterrotto tra azione e narrazione, un universo di personaggi e situazioni evocate attraverso l'ingenuità e la ricchezza infinita dell'immaginazione. Nello spazio vuoto prende vita un concerto visivo per attore e velo, panchetto e ombrello.
il testo
"Narra quel bravo vecchio di Gustav Schwab, che la quinta fatica cui Ercole dovette piegarsi sotto il re Euristeo pare fosse quella di spazzar via, in un sol giorno, tutto il letame dalle stalle di Augia...". Comincia cosí Ercole e le stalle di Augia, geniale esempio - mai rappresentato prima in Italia - di una sezione fondamentale ma poco conosciuta della produzione di Dürrenmatt: i radiodrammi. La vicenda, in superficie grottesca e favolosa, adombra in maniera esemplare una disperante riflessione esistenziale. La parodia di Dürrenmatt gioca interamente sulla metafora del letame, che non ha riempito soltanto le stalle di Augia, come nel mito classico, ma copre addirittura l'intero paese dell'Elide: metafora fin troppo chiara ed efficace a piú livelli, tanto piú preziosa in quanto non destinata ad una rappresentazione visiva.
appunti di regia
... Ercole e le stalle di Augia è un testo che ho sempre amato per l'equilibrio splendido tra la comicità del tono e la profondità delle sfumature liriche e tragiche che vi sono contenute. Inoltre il testo, scritto per la radio, non è destinato a una rappresentazione visiva e ciò ci ha stimolato a rappresentarlo sotto forma di una narrazione, sebbene condotta in modo atipico...
... la differenza tra il cinema e il teatro sta nel fatto che al cinema gli ambienti sono ricostruiti nei dettagli e le inquadrature studiate ad arte, con il risultato che lo spettatore viene guidato dal regista; in teatro, al contrario, è possibile chiamare il pubblico a riempire i vuoti creati dall'assenza di scenografia o stimolarlo a costruire un mondo intero a partire da un particolare: la fruizione a teatro è attiva e il miglior regista è il pubblico stesso. In questo senso il nostro Ercole è basato sulla forza allusiva degli oggetti, della geometria dello spazio, del gioco scoperto dell'attore: il pubblico è chiamato a vedere ciò che nel nostro allestimento -e nel testo, scritto per la radio- è assente e proprio per questo portato a emergere con maggior forza, precisione e carica emotiva...
... affrontiamo un testo che prevede la presenza di una decina di personaggi -anzi: di voci- e una miriade di situazioni e ambienti con un solo attore e qualche oggetto: un panchetto, un ombrello, un velo. Ci interessa cogliere l'essenza dei processi di lavoro legati alla relazione narratore-personaggio e attore-oggetto. Non si tratta né di trasformismo, né di illusionismo: il gioco teatrale è smaccatamente scoperto, sia per come l'attore passa da un personaggio all'altro, sia nel modo in cui costruiamo le situazioni con pochi oggetti. In altre parole, vogliamo che il pubblico veda il trucco. L'attore e lo spettatore sono, da questo punto di vista, sullo stesso piano e il loro rapporto reciproco è sincero: entrambi credono alla stessa realtà fantastica...
Marco Di Costanzo
www.teatrodellelce.it |








